Tradere in latino significa tramandare, ma anche lasciar andare, tradire. Ricorda per assonanza la parola trade, in inglese commercio. Come cambiano luoghi e persone quando vengono guardati dall’esterno? Cosa accade quando questo sguardo è quello mercificante del turismo di massa? Come avviene la trasformazione di un rito in folklore e di un’identità in brand? Tradere si interroga sulla sopravvivenza dell’identità nell’epoca della sua “riproducibilità turistica”. Abitare o visitare uno spazio sono interventi trasformativi che deformano l’urbanistica e l’assetto sociale. Il territorio, svuotato della sua funzione abitativa e trasformato in asset speculativo, diviene inaccessibile ai suoi stessi residenti. Il pubblico occupa una posizione scomoda: è parte integrante di questo meccanismo ma è anche lo sguardo esterno che ne accelera lo snaturamento. In un’epoca in cui il mercato ha saturato la produzione di oggetti, l’accumulazione si sposta verso la colonizzazione del tempo, dei riti e dei legami comunitari. Trova spazio, nei nostri sguardi, l’invisibile?
da un’idea di Giulia Sangiorgio
un progetto della compagnia Corpora
regia Giulia Sangiorgio
drammaturgia Eliana Rotella
progetto sonoro e musiche originali Andrea Centonza
con Viviana Dorsi
luci Tullia Luce Ruggeri
cianotipie Caterina Gruden
consulenza scenotecnica Marco Rossi
organizzazione Caterina Gruden
produzione ZONA K
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea